ARCHIVIO ARTICOLI-Micaela Deguidi Psicologa dello Sport

Cosa scrivo...


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YOLO: SI VIVE UNA VOLTA SOLA


Yolo sta appunto per "you only live once", un atteggiamento che si sta diffondendo rapidamente in America, e che consiste nel lasciare un lavoro sicuro e ben retribuito per un altro, magari più rischioso e meno vantaggioso ma che rappresenta forse il nostro sogno nel cassetto da tempo..

Ma stiamo forse impazzendo?
Niente affatto, forse questa condizione così drammatica ci ha fatto riflettere sul senso della nostra vita meglio di uno psicoanalista..
E' un po' come se ci fossimo accorti, dopo una secchiata d'acqua gelida cosa conta davvero per noi, e che non siamo disposti a rinunciarvi

Se è vero che tanti si sono tenuti stretti il loro lavoro sicuro ben ragionando con razionalità, altri hanno invece trovato il coraggio, pungolati da emotività forti, di puntare tutto sui propri sogni, sperando di realizzarli proprio adesso.

Perchè se c'è qualcosa che dopo 14 mesi di pandemia ci è chiaro è che il momento per provare ad essere felici è adesso, non aspettando di essere più sicuri, ma proprio adesso, nel bel mezzo dell'insicurezza più totale..

Non serve un sogno pazzesco, non serve una vetta stratosferica, basta un lavoro che abbia un senso per noi, non economico ma fatto dei nostri valori, quelli che hanno il potere di farci sentire bene davvero..





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Come si fa ad andare in viaggio in piena pandemia?

Semplice! Ci si qualifica per la quinta Olimpiade nella difficile gara dei 200sl, e si parte per una nuova avventura....❤️





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Dick Hoyt e suo figlio Rick hanno corso insieme più di mille gare, completando maratone e ironman dove Dick portava con sè suo figlio tetraplegico nuotando e spingendolo sulla sua carrozzina.

Era il 1977 quando Dick e suo figlio parteciparono insieme alla prima corsa fatta per beneficienza, e all'arrivo Rick disse al padre che quando correva non gli sembrava di essere un disabile, e Dick non lo dimenticò.

Si prepararono per 3 anni e, con il nome "Team Hoyt" corsero la prima maratona di Boston, di cui ne divennero il simbolo dopo averne percorse insieme più di 30.
Solo nel 2013 non raggiunsero il traguardo, perchè a pochi metri dall'arrivo esplose la bomba che stravolse tutto.

Il Team Hoyt è diventato famoso negli anni, fonte di grandissima ispirazione per molti, e si è arreso solo quando un problema cardiaco non ha più permesso a Dick di correre con suo figlio.

Da pochi giorni Dick se n'è andato nel sonno e la Boston Athletic Association lo ricorda con queste parole: "Dick ha rappresentato quello che significa essere un maratoneta di Boston, mostrando determinazione, passione e amore per più di 30 anni. Era un amico fedele e un padre orgoglioso di trascorrere del tempo con il figlio mentre correvano insieme."

Senza sentir barriere, ma solo il vento..





1615745220912COSA SUCCEDE QUANDO CI SI SCONTRA CONTRO IL MURO DELLE ASPETTATIVE?
Larissa Iapichino, dopo aver conquistato recentemente il Record del Mondo di salto in lungo, si scontra contro gli effetti collaterali delle grandi vittorie, fatti di aspettative e relative paure che, nonostante l'eccellente preparazione, finiscono spesso per incidere sul risultato perchè ogni performance è fatta di equilibrio tra fisico, tecnica e mente.
Quindi come si fa? Si rinuncia alle alte vette o si sopporta l'ansia da prestazione? In realtà nè l'uno nè l'altro...
La differenza non la fa la perfezione della nostra performance, ma come sappiamo reagire all'imperfezione della stessa...
Ecco le parole di Larissa subito dopo la gara internazionale che la vedeva molto favorita, ma che l'ha vista concludere la competizione al quinto posto.
“Ho detto la mia come potevo. Ero un po’ scarica di testa dopo la qualificazione di ieri all’ultimo salto. Non amo giustificazioni e scuse: è andata male, non è andata come speravo, ma ho imparato tantissimo, questo era il mio primo obiettivo.
Nonostante la gara non sia andata come speravo, mi ha insegnato più di una vittoria o del record italiano di Ancona”.
E' più che sicuro, una giovane campionessa sta arrivando...




1615742657731QUANTO VALE SENTIRSI ITALIANI MA NON ESSERLO?

Pamela Noucho Sawa si è recentemente laureata campione d'Italia nella box, ma non potrà combattere per l'Italia perchè ancora priva del foglio di carta che la identifica come italiana.
Eppure Pamela vive nel nostro paese da quando era una bambina, e probabilmente si sente molto più italiana di alcuni italiani che ci sono nati. Si è laureata, e lavora al Pronto Soccorso di Bologna, in prima linea contro il covid.
Ma Pamela, che vive in Italia da vent'anni, non potrà coronare il sogno di vincere con e per il Tricolore, perchè pur sentendosi italiana, non è di fatto italiana. Un vero peccato, perchè Pamela si sente molto pronta per realizzare questo sogno di vincere per il suo Paese...
Ha iniziato a boxare per caso 8 anni fa e da poco è diventata campionessa italiana. Quella piccola bambina tutta muscoli originaria del Camerun, capace di inserirsi con efficacia nella nostra società, lavora ogni giorno per difenderne i valori, dimostrando una capacità sportiva che vorrebbe poter condividere con la sua amata Italia.
"Io mi sento tantissimo italiana, ma con altre origini. Eppure non posso combattere per l'Italia perchè priva di un pezzo di carta"...
Viva lo sport, che ce ne fa vedere (e amare) di tutti i colori...





1614283442082MA ”PREDESTINATI” SI NASCE O SI DIVENTA?

Larissa ha 18 anni e qualche giorno fa le è riuscita una cosa davvero strepitosa: Record del Mondo under 20 di salto in lungo.
La parola più gettonata che ho sentito è stata “PREDESTINATA”. Due genitori ex atleti professionisti, di cui uno di nome Fiona May non possono che far pensare che quasi quasi già si sapeva dove sarebbe finita Larissa, lunga lunga sulla sabbia...
Ma è davvero così? Si è campioni già nella pancia della mamma? Bè forse, ma senza voler togliere nulla all’ipotesi più ovvia, ne vedo un’altra altrettanto valida, anche se meno gettonata: Larissa sta facendo faville perché il suo equilibrio tra dna, impegno e determinazione è ben allenato e perfezionato.
Nessun atleta nasce davvero predestinato, perché atleti bisogna poi diventarlo, ed è questo il punto critico.
Però ce ne sono alcuni che nascono più fortunati, ma senza allenare il giusto equilibrio tra dna e mente potrebbero, nonostante tutto, non ottenere nulla.
Ma quando la testa è forte e ben preparata, quando si lavora per trovare il giusto equilibrio tra tutte le risorse, ecco che ciò che si è masticato fin dalla culla se ne esce fuori con tutta la sua potenza, dandoci l’illusione che tutto sia talmente facile da essere predestinato...





1613817109719ALEX E LA SUA LIBERTÀ

Alex Schwazer ama correre di un amore incondizionato, e ne ha fatto la sua vita.
Ha vinto un oro Olimpico, una cosa che da sola ti fa andare in cima al mondo, ma ha avuto paura di perdere la cima e in un momento di fragilità ha fatto uso di doping
Lo hanno trovato positivo e punito anche come uomo, giudicato e isolato da tutto il suo amato mondo.
Ha confessato Alex, preferendo far crollare gli equilibri insani del suo sport, perché un errore lo si può compiere nella vita, ma perseverare farebbe troppo male all’anima, e un marciatore l’anima pesante non la può portare a lungo..
Dopo tanti anni punitivi in cui Alex non si è lasciato andare costruendosi una vita degna per lui, arriva una sentenza di quelle che se ne vedono poche nelle vicende di doping: il GIP di Bolzano lo ha assolto per non avere commesso il fatto. Le sue urine furono alterate, fu un complotto.
Ma per un macigno buttato via ne arriva un altro ancora più pesante: la federazione mondiale ha stabilito che Alex non potrà partecipare a competizioni internazionali fino al 2024.
Mi torna in mente una frase famosa di un film in cui Mel Gibson dice ai suoi uomini prima di andare in battaglia: “potranno forse prenderci la vita, ma non ci prenderanno mai la libertà”
Corri veloce caro Alex..





1613171584934È NATA UNA STELLA, E VA DI CORSA...

Ambra Sabatini ha 19 anni e qualche giorno fa, al suo primo meeting internazionale, ha stabilito il nuovo record del mondo dei 100 metri in 14"59. E centrato anche il pass per Tokyo.
Ma per capire la stoffa di questa giovane atleta dobbiamo tornare al 2019, anno in cui dopo un incidente in scooter mentre si reca agli allenamenti di atletica, le dovettero amputare una gamba.
Ma Ambra non smise di correre, e nemmeno di sognare, e a quanto pare nemmeno di pianificare le sue vittorie perché dopo un anno e mezzo dall’incidente, in gara le sue avversarie le ha letteralmente stracciate tutte...❤️





1611430118151“ONLY THE BRAVE”...

Queste le parole con cui Sofia Goggia ha salutato un cameraman a fondo pista dopo essere scesa senza freni, come un razzo felice...
Sofia è carica in questi giorni, e sfrutta a pieno il suo buon momento, sciando con preparazione ma anche con leggerezza: oggi ha vinto la sua quarta discesa libera consecutiva.
Sofia si sta divertendo un sacco, di sicuro non lo nasconde a nessun, e questo è uno degli strani effetti da coronavirus: è tutto molto più precario e difficile, a volte anche molto doloroso e rischioso, ma c’è chi si sgonfia, e chi trova in questa nuova sfida un buon motivo per fare bene, per stare bene, nonostante tutto...
Il punto non sta mai nella grandezza della difficoltà, ma nel modo in cui si affronta il problema per trovare la soluzione...
Sofia sembra aver deciso per un cuore aperto, una mente lucida e un grande sorriso stampato in faccia...
Only The Brave...





1610647667277IL MAZZO DI CARTE: TU COME TE LA GIOCHI LA TUA MANO?

Si chiama Francesca Jones, è una tennista inglese di 20 anni, nata con una malformazione congenita che le ha fatto sviluppare 4 dita su ciascuna mano, 3 e 4 dita sui piedi, oltre ad avergli lasciato tante complicazioni, soprattutto posturali.
Francesca si è innamorata in fretta del tennis, sport che i Dottori gli hanno detto che non poteva praticare, ma invece di farsi limitare da ciò che dicevano, a 10 anni è riuscita ad entrare in Accademia a Barcellona. Da allora, con una racchetta leggera e tanto lavoro di equilibrio in palestra, insegue il suo sogno tennistico.
"Il mio corpo non è destinato ad essere quello di un'atleta, ma per me questo non significa che io non possa esserlo", lavorando e costruendo ciò che serve.
Francesca si è qualificata per gli Australian Open 2021, infliggendo alla sua avversaria un punteggio pesante, 6-0 6-1. La sua difficile esperienza di vita l'ha resa più forte, più matura, più pronta di molte sue avversarie, e lei si sente molto fortunata per questo.
"Per come la vedo io, sto solo giocando con un diverso mazzo di carte. Ma non significa che quelle carte non possano ancora vincere la partita..."





1610350388046PICCOLA LEZIONE DI PERFORMANCE DA UNA CAMPIONESSA...

Sofia Goggia è un siluro e non le manda mai a dire...
La sua discesa di St. Anton in Austria, dove ha vinto con un grosso distacco sulle avversarie, la dice lunga sulla sua grinta, il suo coraggio e la sua determinazione.
"Il mio segreto? Quando le altre alzano il piede, io lo tengo giù", molto semplice...
Eppure la sua lunga carriera è stata costellata anche da profondi momenti di crisi e da diversi infortuni, che non ti danno mai la garanzia di poter tornare un giorno da dove eri partito, o addirittura più forte, come è successo a lei.
Tornare in vetta dopo una crisi è la parte più complicata, quella in cui devi accettare dei cambiamenti, spalare fango per un po' senza sapere per quanto, in cui tutto potrebbe essere e anche non essere più, e per farlo è necessario il giusto atteggiamento mentale, oppure prima o poi si molla.
Ma Sofia non ha paura del vento, questo è il suo segreto più importante, e lo spiega così: "Si chiamava Biosfera 2, un esperimento americano degli anni 80: riprodussero un ecosistema vegetale , senza animali ma con gli uomini. Dopo un po' però le piante caddero. Perchè? Perchè mancava il vento, che prima ti piega e poi ti aiuta a radicare..."




1608065588000BAMBINI AUTODIDATTI O PROGRAMMATI?

Secondo Roberto Baggio i ragazzi stanno perdendo la capacità di imparare da soli.
Crescono “programmati”, ma perdono la libertà di improvvisare.
Eppure è nell’improvvisazione che si scopre qualcosa di unico di sè..

“Penso che la mia sia l’ultima generazione dei bambini autodidatti, che passavano infanzia e giovinezza a prendere a calci un pallone per la strada, solo per giocare e divertirsi.

Dico che oggi i ragazzi, fin dall'inizio, hanno a disposizione molti più dati per allenarsi e molti più schemi per trovare il loro posto sul campo. Crescono programmati. Noi improvvisavamo, non sapevamo niente degli altri: forse il problema dei piedi è aver perso la libertà di giocare senza pensare.

La morte di Paolo Rossi per me sancisce la fine di quel nostro calcio. Il congedo fisico dall'amico che più mi ha ispirato. Non parlo dei trionfi pubblici, penso agli angoli bui della vita autentica. È l’umanità a fare la differenza. E di questo me ne sono reso conto quella sera del Luglio 1982.

Avevo 15 anni e dopo la vittoria, con 'Pablito' capocannoniere ed eroe di quel trionfo, sono venuto con gli amici a fare festa a Vicenza, in Corso Palladio. Penso che quella notte ho deciso che avrei provato a diventare come lui”
Roberto Baggio, La Repubblica





1615895541354THE GLOBAL TEACHER PRIZE

Il Professor Disale ha vinto il Global Teacher Prize, e con esso un premio da un milione di dollari.

Durante la premiazione ha parlato di condivisioni di saperi, che non si ottiene senza sforzo, passione e fiducia, e poi ha agito di conseguenza.

Rivolto agli altri 9 finalisti ha affermato “cominciamo col condividere il premio. Lascio a voi la metà della cifra...”




1606337364063L’ARTISTA
Ci sono persone che nascono artisti, magari bassi, magari tozzi, ma veri artisti in ciò che fanno. Questa arte è tutto il loro mondo, ci si dedicano anima e corpo, non sanno fare altro, forse perché non vogliono saper fare altro. Però quell’arte la coltivano con estro e impegno, la fanno fiorire ogni anno più intensamente, e poi la regalano al mondo.
E il mondo ne rimane incantato.
Questi artisti, che raggiungono vette impensabili, che stravolgono le regole comuni, sono dei veri geni nella loro arte, ma senza un equilibrio interiore per poterla gestire, ne rimangono travolti. Non sanno costruirsi un’esistenza normale, e finiscono per morire nel loro stesso disequilibrio.
Ma non verranno mai dimenticati, perché una traccia indelebile ha segnato il cuore del mondo per sempre.
Sopra c’è scritto solo una parola: “Maradona”...❤️




1605953791106LEZIONI DI BUSINESS DA RAFA NADAL

Ma come fa Nadal a giocare ogni punto con la massima intensità, senza mollare mai, ed essere al top da anni?
Ecco alcune lezioni del tennista che possono tornarci utili per il nostro business

1) Per Nadal ogni punto conta, la sua attenzione è totale.
Sei capace di prestare la stessa attenzione sul tuo lavoro?

2) Ogni giorno si impegna per migliorare un po' di più, non importa quanto sia già bravo
Cosa puoi fare per migliorare qualcosa ogni giorno?

3) Nadal è l'atleta, ma riesce ad esprimersi sempre al meglio grazie al suo team che gli da grande forza
Se ti avvali di una squadra forte è più probabile che vincerai.

4) Il talento conta, ma conta di più la costanza con cui costruisci la tua performance.
Quanto sei disposto a impegnarti per raggiungere il tuo obiettivo?

5) Rafael costruisce il punto come vuole, ovviando alle sue debolezze e sfruttando i punti forti.
Sai gestire i tuoi punti forti e deboli e sfruttarli al meglio ogni giorno?

6) Sin da ragazzo, si fa riconoscere con un suo stile unico, diverso, vincente nel tempo.
La tua immagine cosa dice di te?

7) Nadal non molla mai. Non importa cosa gli succeda, quanto sia difficile, lui torna sempre più forte di prima.
Come puoi fare per tornare all'attacco dopo un momento difficile?


1605772668748TROVA LA TUA MISSIONE NEGLI OCCHI DEI TUOI DIPENDENTI

Secondo Phil Knight, fondatore della Nike, il punto da cui partire per avere successo è quello di circondarsi dei giusti collaboratori, e per giusti intende appassionati, visionari, maniaci dei dettagli, costantemente attenti alle esigenze dei clienti, esattamente come lo deve essere il capo. Anche se il gruppo è eterogeneo e tutti sono diversi per competenze ed esperienze, ciò che li deve unire poi è la stessa passione e la stessa fiducia nell'impresa: persone motivate a portare avanti la missione e lo spirito aziendale non per la carriera, non per l'aspetto economico, ma per la convinzione di poter migliorare il mondo con ciò che fanno.
"Assumi persone appassionate dell'azienda come te, e ti sorprenderai dei risultati che otterrai", dice Phil.
Condividere la passione, lo spirito, la missione significa sentirsi parte di qualcosa di grande e questo ti permette di affrontare ogni problema senza lasciarti abbattere, perchè se il lavoro che fai ogni giorno è la tua missione, ogni ostacolo diventa più facile da affrontare.
"Scegli la tua missione, e se non la trovi continua a cercarla"... perchè quando la troverai il senso della tua esistenza cambierà radicalmente e nulla sarà più (triste?) come prima...




1605632958885QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA...
Come uno tzunami è arrivato all'improvviso, ha completamente modificato il paesaggio, e alla fine di tutto niente tornerà come prima.
Ci affanniamo a pensare, sperare, immaginare come sarà bello tornare alla normalità, ma viene da pensare a quale sia la normalità, visto che lo stravolgimento sociale, economico e psicologico è palese.
Quella normalità non c'è più, e sarebbe facile ora fare i pessimisti, ma in realtà poco produttivo, così ci toccherà fare i realisti: ma adesso, in mezzo a questo caos, con cicatrici nuove e nuove difficoltà, che possiamo fare?
Si possono fare molte cose in realtà, ma nessuna fatta veramente bene se non si parte prima da un cambiamento più impegnativo, quello dell'atteggiamento. Se è vero che la mente orienta il comportamento, allora è importante capire in che modo si sta guardando al nuovo. Con sguardo vecchio o con nuovi occhi?
Perchè gli occhi nuovi hanno bisogno di elasticità mentale per vedere, e solo allenandola la mente diventerà plastica. Gli occhi vecchi invece si nutrono di ansia, di incertezza, di rabbia, e rimangono sempre a portata di mano.
Lavorare sul cambiamento del proprio sguardo sembra quindi essere un modo efficace per cogliere la nuova vita, che arriva sempre dopo uno tzunami...



1605194186659ASPETTANDO IL VACCINO, CI SONO GLI ABBRACCI...
Ci hanno impiegato tre mesi per inventare, progettare e rendere operativa questa "stanza degli abbracci" anti contagio da Covid-19. ma la Casa di Riposo Domenico Sartor di Castelfranco Veneto ce l'ha fatta, e finalmente familiari che non si toccavano da tanti mesi possono sentire il calore l'uno dell'altro.
Che gli abbracci migliorino lo stato di salute fisica e mentale lo sapevamo già da parecchio: la scienza ci ha dimostrato che gli abbracci possono essere per tutti una vera medicina.
Lasciarsi andare ad un abbraccio infatti stimola nel nostro corpo la produzione di ossitocina ed endorfine, ormoni dell'amore e del benessere con effetti positivi su fisico e mente: aumentano senso di benessere, calma, sicurezza in sè stessi, diminuiscono ansia, stress e pressione arteriosa.
Una vera medicina che però ai tempi del Coronavirus non sembrava poter essere utilizzata. Non sembrava, perchè con un po' di ingegno, una speciale tenda e delle cuffie, la casa di riposo veneta ha offerto ai suoi malati Covid la medicina più economica e speciale per poter affrontare meglio la malattia, migliorare il sistema immunitario e aumentare il senso di speranza. Credere che la guarigione sia possibile, la rende più probabile, e un abbraccio lo sa...




1605002279543MAGARI PIGRI SI NASCE, MA POI SI DIVENTA CIÒ CHE SI ALLENA...

Oggi una bella notizia sportiva, fatta di poche parole ma di molti kilometri di passione e amore per lo sport.
Chris Nikic ha 21 anni, è americano e ha una sindrome di down che per definizione ti rende pigro ma con una grande capacità di amare, senza limiti.
Chris ama correre, così tanto da completare un Ironman, il primo a farlo con questa sindrome, un esempio di coraggio, tenacia, concentrazione e grande passione.
Magari pigri si nasce, ma poi si diventa ciò che si allena...




1603532424394LA CALMA SOTTO PRESSIONE DI BARACK OBAMA
L'ex Presidente Americano famoso per apparire sempre rilassato e calmo, allena queste qualità quotidianamente per potersene servire quando necessario.
Sappiamo che una eccessiva tensione incide negativamente sia sulle nostre capacità cognitive, sia sulla qualità delle performance. Invece, allenare con costanza le qualità necessarie per mantenere la mente lucida, ci permette di utilizzarle al meglio anche nei momenti di forte pressione psicologica, senza farci prendere la mano da ansia e tensione.
Intervistato, Barack Obama ha dichiarato di servirsi per lo scopo di 3 tecniche specifiche:
1) CONCENTRATI SUL COMPITO, E NON SU QUANTO SEI BRAVO A SVOLGERLO
Fai bene i compiti, ma se sbagli, accettalo e recupera, senza preoccuparti degli errori.
2) TRASCORRI PARTE DEL TUO TEMPO AD IMPARARE
Raccogli informazioni da persone che conoscono l'argomento meglio di te, continua a chiedere finché non capisci, o chiedi loro di spiegarsi in modo semplice.
3) NON RIEMPIRTI LA TESTA CON QUELLO CHE LE PERSONE DICONO DI TE
Se vuoi restare concentrato, non guardare i commenti che fanno di te sui social, un eccesso di critiche oppure lodi può avere un impatto negativo su di te alimentando ansie senza aiutarti a risolvere i problemi.
Provare per credere..




1603442348297I 5 SECONDI CHE FANNO LA DIFFERENZA...
Qualche anno fa lavoravo per una scuola di arrampicata sportiva, allenando nella preparazione mentale i giovani atleti agonisti della società.
Un giorno arriviamo ad affrontare un argomento per loro delicato: come faccio ad andare avanti nel salire la via se non ce la faccio più? Se il dolore è così forte, le mani si gonfiano, e io non riesco a pensare ad altro?
Certo nell'arrampicata, se il tuo fisico non ce la fa più lo capisci subito perchè le tue dita si aprono e tu nemmeno te ne accorgi. Ma la mente può fare qualcosa per aiutarci?
"Quando pensi di essere arrivato al limite, concentrati solo sulla prossima presa. Solo una. E' sufficiente. Solo un'altra, e poi se vuoi puoi mollare."
Ma superata quella presa, spesso i ragazzi proseguivano, sentivano meno dolore, sentivano energia nuova, perchè il punto non sta nella presa ma nell'esercizio della mente nel superare l'ostacolo nel momento in cui non ce la faccio più. Se lo supero proprio in quel momento, la mia mente mi da la forza di proseguire, mi fa credere che sia possibile. E' in quel punto che si distinguono gli atleti: c'è chi si butta e chi invece si ferma lì. Solo un'altra presa, niente di più.
Alex Zanardi li chiama "5 secondi"...

Buon compleanno Alex ❤️




1600973835977LA TECNOLOGIA DAINESE CORRE IN AIUTO AI RUNNER

Lino Dainese, 45 anni di innovazione con cui ha protetto tanto gli astronauti sulla luna quanto Valentino Rossi sulla sua moto, decide di avviare una nuova start up con lo scopo di proteggere i runner e farli sentire più al sicuro quando corrono da soli o al buio.
Si chiama D-One ed è un gilet che salva i runner da aggressioni o infortuni gravi: si illumina, consente di inviare una richiesta di aiuto a tre numeri di telefono, attiva una sirena in caso di aggressione, invia un sms per la geo-localizzazione, si attiva quando percepisce una inattività prolungata come quella causata da una caduta.
Più protezione, più sicurezza, molta leggerezza e zero fili per correre anche in comodità. E per renderlo ancora più pratico, non poteva mancare il lavaggio a 30 gradi in lavatrice...




stress

VUOI STARE BENE? FAI ATTENZIONE A QUEL CHE PENSI SULLO STRESS
 

Alcune ricerche della psicologa statunitense Alia Crum hanno evidenziato che il nostro atteggiamento mentale nei confronti dello stress influisce significativamente sulla nostra salute, sia fisica che mentale.
Queste ricerche dimostrano che coloro che ritengono che lo stress sia salutare, sono meno depresse, più soddisfatte, hanno più energia, hanno meno problemi di salute, sono più felici, più produttive sul lavoro, considerano le situazioni stressanti come una sfida e non un problema, hanno più fiducia nelle loro capacità di poter sostenere le sfide.
Potrebbe dipendere dal fatto di avere una vita meno complicata? Le ricerche ci dicono che in realtà non dipende da quanto stress è stato provato da un soggetto nella sua vita, ma da tre fattori di personalità legati a ciò che pensiamo dello stress:
1. OTTIMISMO
2. ATTEGGIAMENTO MENTALE
3. CAPACITA' DI TOLLERARE L'INCERTEZZA
Gli atteggiamenti mentali influenzano il modo in cui pensiamo, ma anche il modo in cui agiamo, ed è questo che fa la differenza sulla qualità della nostra vita: se penso che lo stress sia nocivo, lo evito; se penso che lo stress sia utile, lo affronto e agisco in modo propositivo.
E tu cosa pensi dello stress? 




mennea


IMPEGNO O TALENTO?


Alcuni crescono con il forte desiderio di fare bene ciò che amano fare, e lo coltivano per tutta la vita.
Lo fanno crescere con ogni fibra del loro essere (tecnica, fisico, mente, cuore) e si impegnano così tanto da diventare quella cosa, avvicinandosi ogni giorno un po’ di più alla loro migliore performance, ogni giorno sempre un po' più in alto, nonostante l’età, la concorrenza, la fatica e le frustrazioni.
Qualsiasi sia la difficoltà, ogni volta tornano, più allenati e concentrati di prima, per migliorare ciò che sono, perché amano farlo bene e non lasciare nulla al caso.
Sono perfezionisti, maniaci, non si accontentano mai, ci pensano sempre e non riescono a fare a meno di farlo, ma sono felici così. La passione compensa qualsiasi difficoltà.
Alcuni finiscono per chiamarli talentuosi...




Gregorio Paltrinieri sempre pił super: storico tris d'oro ai ...IL CORAGGIO DI CAMBIARE...

La prima volta che Gregorio Paltrinieri si è messo veramente alla prova aveva 16 anni e lasciava l'Emilia per trasferirsi al Centro Federale di Ostia e vincere la sua scommessa, non facile per un adolescente un po' introspettivo... E invece l'ha indubbiamente vinta, anzi, ha vinto tutto nei nove anni di preparazione ad Ostia, al fianco di un fantastico Morini, che di di fondo se ne intende ai livelli più alti: e così per Gregorio si sono susseguiti titoli europei e mondiali, un oro Olimpico a Rio 2016, la preparazione per Tokyo 2020.
Un progetto che ultimamente però aveva cominciato a stargli un po' stretto, su cui rifletteva, che lo preoccupava...Non è facile ammettere con se stessi che qualcosa non va, nè ascoltarsi e provare a mettersi in discussione, non è facile provare ad essere sinceri ma costruttivi navigando a vista, senza farsi travolgere da doveri, paure e sensi di colpa, in cerca di qualcosa che non si sa ancora cos'è, e puntarci tutto. Ma Gregorio, da sempre, è allenato nei muscoli quanto nella mente e questo salto in avanti lo ha compiuto con coraggio, complice il coronavirus e il l lockdown, diventati una pausa che gli ha permesso di ritrovarsi invece che di perdersi...
Non ci sono state colpe o colpevoli, ma solo un grande cuore nel rimettersi in discussione e tentare di riaccendere una fiamma interna che è indispensabile per i grandi risultati. Lui non si divertiva più, e non lo poteva accettare.
E così si innamora di nuovo, ma questa volta del nuoto di fondo in acque libere, e torna la carica, la voglia, il progetto.
Non vuole mollare la piscina, ma vuole anche inebriarsi del nuovo che eccita, scalda, agita...
Qualcuno dirà che son troppe cose da tenere tutte in ballo, e invece, dopo 9 anni di grandi risultati, lascia Morini per Fabrizio Antonelli, tecnico di fondo in acque libere, e ritrova gli stimoli persi...Non si aspetta grossi cambiamenti subito, vuole solo costruire per Tokyo 2021, dove di medaglie d'oro questa volta ne vuole portare a casa tre...
E invece, pochi giorni fa, al Trofeo Settecolli valido per i campionati italiani conquista in piscina gli 800 e i 1500, e dopo alcuni giorni ai campionati italiani di fondo conquista la 2,5 km, la 5 km, la 10 km, cinque ori e nessun rimpianto...
A volte non si ha bisogno di nessun tempo per adattarsi, succede quando dentro di te sei già cambiato, sei già pronto: basta trovare il coraggio di prendere la tua decisione, anche senza avere certezze, anche se sembra un colpo di testa, la decisione che nessuno prenderebbe in quel momento, tranne te...




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QUANDO RIESCI A TRASMETTERE UNA PASSIONE, L'IMPOSSIBILE DIVENTA POSSIBILE: DALLA GUERRA ALLE OLIMPIADI, PASSANDO DA UN FUCILE...

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lle Olimpiadi di Rio Niccolò Campriani, oltre a vincere due delle sue quattro medaglie olimpiche nel tiro a segno, si è imbattuto nella squadra dei Rifugiati e ne è rimasto colpito, e un ingegnere si sa non rimane mai con le mani in mano, prima o poi fà...Un anno dopo però smette di tirare e volta pagina: fa l'ingegnere, poi il giornalista, ma poi la memoria gli ricorda che un'idea fissa in un vero atleta va tramutata in azione, perchè la passione non dimentica... "Ho pensato, come posso usare il mio ruolo di campione olimpico e insieme lanciare un messaggio?" Nel 2019 decide di tornare a tirare in un progetto che non lo vede più come atleta, ma come allenatore di una squadra di rifugiati che non hanno mai preso in mano una carabina, con l'obiettivo di farli qualificare per le Olimpiadi. Deve insegnargli tutto da principio, dalla tecnica del tiro al controllo mentale, farlo nel modo più efficace perchè devono andar veloce come i treni per riuscire a qualificarsi per Tokyo. Ne è nata questa squadra di tre atleti, due dei quali, Mahdi e Khaoula sono diventati selezionabili per partecipare a Tokyo. E il loro allenatore che dice? "Se abbiamo una sola vita, non conta fare ciò in cui siamo bravi ma ciò che piace. E non parlo di divertimento. Ma di passione." La passione non è bravura, è puro amore, che se ben trasmesso e allenato,a quanto pare può portarti da nulla all'Olimpo...
                                                                           

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NESSUNA VITTORIA ARRIVA PER CASO...
E' bella questa laurea. E' quella di Giovanni Paternò, che alla soglia dei 97 anni viene proclamato Dottore in Filosofia dal rettore dell'Università di Palermo, con il massimo punteggio possibile, 110 e Lode, performance perfetta... Giovanni risulta essere il più anziano al mondo a conseguire la prima laurea, che ha iniziato a preparare tre anni fa, nessun ritardo negli esami, una media molto alta, un foglio dopo l'altro con la sua Olivetti Lettera 22.. Ci troviamo di fronte ad un genio? Non credo, ma ad un tenace appassionato sicuramente...e la tenacia, dicono le ricerche psicologiche, tende a pagare più del talento...Sicuramente la sua performance parla chiaro, una performance raggiunta con gli ingredienti giusti della determinazione: abbiamo il coraggio, la passione, l'organizzazione, l'ironia, e soprattutto il piacere di essere nel qui e ora, quello giusto, quello che ti calza alla perfezione...mentre ti stai preparando, e aumenta la fatica, non vorresti essere da nessun'altra parte...
Nessuna vittoria arriva per caso...❤️

                                                                 

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L'ALLENAMENTO CHE FA (SEMPRE) LA DIFFERENZA...

Un atleta quando si allena, o quando si prepara per una competizione utilizza tutte le sue capacità: fisiche, tecniche, tattiche, mentali.
Nel momento stesso in cui è in campo e mette in atto uno schema specifico appena imparato, o quando individua il modo migliore per passare la palla al suo compagno, sta usando tutte le sue risorse. Anche quando ha l'impressione di utilizzare solo i muscoli delle gambe per correre, in realtà mentre corre pensa, valuta, decide e "sente" qual'è la cosa migliore da provare in quel momento, secondo il bagaglio acquisito durante la preparazione.

Gli studi scientifici evidenziano che la performance di un atleta è data dall'insieme di questi fattori a cui il soggetto attinge quando ne ha bisogno. Più gli elementi fisici, tecnici, tattici e mentali vengono allenati insieme, più completa sarà la preparazione dell'atleta, e più probabile la sua migliore performance.

Se invece l'atleta si prepara molto bene dal punto di vista tecnico e fisico, ma trascura gli aspetti mentali ed emotivi che si manifestano nella pratica sportiva, potrebbe risultare pronto dal punto di vista atletico ma non preparato a gestire le proprie capacità al meglio nel momento in cui la tensione emotiva o la pressione sociale si facessero più evidenti, come accade durante una competizione.

Se cerchiamo di evitare o nascondere a noi stessi o agli altri gli aspetti emotivi che proviamo durante le prestazioni sportive, questi potrebbero crearci una certa tensione e confusione mentale, che si potrebbe tradurre in una performance al di sotto (o anche molto al di sotto) delle nostre possibilità.

Invece allenarsi ANCHE alle abilità mentali garantisce una preparazione equilibrata delle risorse necessarie per la performance, è un efficace metodo per assicurarsi le migliori prestazioni atletiche, alti livelli di auto-motivazione, auto-efficacia e, perché no, una bella dose di divertimento...

Ora facciamo un gioco: se io sostituissi la parola "atleta" con "lavoratore", la parola "sport" con "azienda", e "competizione e performance" le lasciassi invece dove sono, cosa succederebbe?
                                                                           

 


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QUANDO UNA PAUSA OBBLIGATA SI TRASFORMA IN UNA NUOVA OPPORTUNITÀ
Si sa che le pause obbligate non piacciono a nessuno, ma spesso poi rappresentano un modo per riuscire a vedere le cose diversamente, per uscire dalla propria zona di confort, o addirittura per trovare il coraggio di affrontare scelte difficili...
Dopo due mesi di stop forzato causa Covid 19, Fabio Fognini si è recentemente sottoposto ad una operazione ad entrambe le caviglie. Uno stop che prolunga ancora di più lo stato di fermo, ma che è anche una nuova speranza per un futuro tutto da riscrivere...
Oggi è la volta di Roger Federer che ha deciso di operarsi al ginocchio e che, come Fabio Fognini, sceglie di prolungare lo stop per prendersi cura di sè...A volte fermarsi è il modo migliorare per ripartire più forte di prima...

                                                 



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LA FELICITA' AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
Proprio in questi giorni le Nazioni Unite hanno pubblicato il "Rapporto 2020 sulla felicità nel mondo", basato sulla misurazione di aspetti piuttosto concreti che fanno sentire le persone felici, come le disponibilità economiche, il sostegno sociale, l'aspettativa di vita, la libertà individuale, la generosità, il livello di corruzione.
Le misurazioni di questi parametri hanno dato la Finlandia (così come lo scorso anno) come il Paese con la popolazione più felice del mondo. L'Italia si piazza solo al 30esimo posto (lo scorso anno 36esimo).
Secondo questo rapporto, in linea di massima i Paesi più felici sono quelli del Nord Europa, mentre quelli che soffrono di più sono i Paesi straziati dalle guerre (come Sud Sudan e Afghanistan) ma anche, a sorpresa, i popoli mediterranei.
Non sarà che per sentirci felici abitare in un luogo dai paesaggi meravigliosi, che offre grande bellezza e cibo invidiato da tutto il mondo, avere grande cuore e passione, non basti più?
I finlandesi non sono mai apparsi come grandi festaioli, vivono in un ambiente meraviglioso ma non certo accogliente e generoso come il Mediterraneo, e tendono a manifestare i propri sentimenti in modo molto ma molto riservato.
Ma allora cos'è che li fa sentire più felici di chiunque altro?
Sembra che la questione dipenda dalla loro PERCEZIONE DI FAR PARTE DI UNA COMUNITA'. Tutto qui? No, in realtà dipende dal MODO in cui ne fanno parte: non certo secondo un sistema di controlli e sanzioni che portano avanti molti di questi Paesi un po' infelici. Quello della Finlandia è piuttosto un sistema comunitario, basato su concetti come RESPONSABILITA', IMPEGNO e INTESA.
E' come se, ciò che rende davvero felici, non fosse più solo la capacità di esprimere le proprie emozioni, ma piuttosto quel senso di fiducia e soddisfazione più generale della vita, basato sul concetto di vivere in un luogo dove tutti si prendono cura l'uno dell'altro.
Stiamo vivendo un momento di grande, enorme difficoltà, eppure è proprio in questo momento che abbiamo potuto conoscere la forza e la generosità di chi ci sta accanto, e vedere quanto siamo capaci di prenderci cura gli uni degli altri.
Ma sembra anche che, secondo questo rapporto dell'Onu, alla fine di questo difficile momento condiviso, forse avremo l'opportunità e la speranza di imparare, insieme, la FELICITA'.❤️

                                                                              

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VUOI MIGLIORARE LE TUE PERFORMANCE?
IMPARA A TOLLERARE I FALLIMENTI...

La vita non è mai stata così stressante come ora: anche senza emergenze sanitarie mondiali da gestire, al giorno d'oggi la nostra è una vita strapiena di stimoli, incombenze, obiettivi da raggiungere e sempre meno tempo per farlo. Eppure di per sè lo stress non è sinonimo di negatività, ma solo di stimolo. Sta di fatto che alcuni sotto stress alzano la propria asticella del livello di performance, altri invece la abbassano pericolosamente. Si tende a pensare che sia una questione di carattere, di geni ereditati, magari di fortuna, senza pensare che invece tutto potrebbe dipendere da che tipo di pensieri alleniamo: attribuiamo i nostri fallimenti a noi stessi (assumendocene la responsabilità e mantenendo così il maggior controllo) oppure agli altri (perdendo così il controllo della nostra vita)? Indubbiamente fallire fa male, a nessuno piace e vorrei ben vedere, ma fa anche bene perchè apprendiamo molte cose dai nostri errori, in modo profondo, e lì dove si apprende, si migliora e si alzano le asticelle.
Il problema sta nel trovare il coraggio di fallire, anche quando si teme di perdere tutto quello che si ha, di trovare il coraggio di andarci addosso, di passarci attraverso, e poi magari di rifarlo, senza mollare mai. Il senso di fallimento è sicuramente frustrante e doloroso, eppure è proprio allenandosi al fallimento che piano piano si impara che esso non è la conseguenza ma solo il mezzo per arrivare sempre un po’ più in alto…

                                                                                                 


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NELLA ZONA DI CONFINE


30 metri di asfalto di confine nella zona rossa trasformati in qualcosa che potrebbe assomigliare, con un po’ di fantasia, ad un campo da baseball.
Due giocatori del Codogno serie B che non possono allenarsi con la squadra (Paolo è in quarantena e Filippo vive a Lodi e non può entrare a Codogno) si danno appuntamento nella zona di confine e trasformano quei 30 metri di asfalto in un campo da baseball dove potersi tirare la palla, per un po’ di riscaldamento, per non dimenticare, per sentirsi felici.
È difficile per un atleta non allenarsi con la squadra, per questo si sono cercati e sono qui, uno di fronte all’altro ma a 30 metri l’uno dall’altro. Nessuno esce dai confini, ma la palla corre tra un confine e l’altro, e di nuovo, e di nuovo in quella che sembra la cosa più vicina ad un normale riscaldamento.
Senza drammatizzare, con molta pazienza, un po’ di fantasia e nessun rischio, due atleti giocano come possono, abituati ai momenti di stop e di stress di un campionato, ma senza dimenticare che poi, di nuovo, quando il pericolo finisce, si torna a giocare insieme..
Intanto tu continua a lanciare...

                                                                                   

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DOROTHEA LA LEONESSA

È indubbiamente bella (ha rifiutato l’offerta di Playboy), è indubbiamente brava (ha conquistato i suoi primi 3 ori a 21 anni e ha già in attivo 2 medaglie di bronzo olimpiche), ma ora sappiamo anche che ha il cuore impavido di una leonessa, che niente e nessuno può fermare nelle sue belle montagne.
Ai Mondiali di Biathlon di Anteselva, dove è cresciuta, ha vinto l’argento nella staffetta mista, l’oro nella gara di inseguimento e ancora un oro nella gara individuale. Oggi non si è tirata indietro nemmeno nella staffetta mista individuale, finendo nona insieme a Lukas Hofer. Rimangono ancora la staffetta femminile sabato e il mass start domenica, in cui è campionessa in carica.
Ma come fa questa atleta a disputare 7 gare in 11 giorni con la determinazione di una leonessa? Sicuramente conta la grinta, conta pure aver imbracciato il fucile da quando era bambina, e conta essere determinata e resistente senza mollare fino al limite possibile: da maggio a marzo dell’anno successivo si allena continuamente, tra bici, pattini a rotelle, palestra, poligono, corsa e sci, concedendosi in un anno solo 15 giorno di vacanza.
Ecco DOROTHEA, 29 anni, qualificata per la sua terza olimpiade, tenace nella sua dura preparazione, il cuore impavido di una leonessa e la testa di una vera campionessa...❤️

                                                                          


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BIANCA LA GUERRIERA...

Ieri è stata la giornata mondiale contro il cancro, e oggi voglio ricordare una delle tante battaglie vinte contro questo male che a volte lascia poca speranza, ma sempre avvia grandi battaglie per la vita, spesso vinte anche grazie allo sport vissuto giorno dopo giorno, sport che finisce spesso per guarire corpi e menti...

Questa è la storia di Bianca Rosca, palermitana di origini rumene, a 14 anni le è stato diagnosticato un tumore maligno che senza un'operazione le lasciava 2 settimane di vita. Operazione lunga e difficile, che le ha laciato un solo polmone per poter respirare, e tanta tanta depressione con cui fare i conti...
Ancora una volta è lo sport a fare la differenza: il fratello la convince ad andare con lei in palestra dove lui stesso si allena nel brazilian jiu jitsu. Giorno dopo giorno non solo Bianca si appassiona alla disciplina, ma riesce con l'allenamento e un meraviglioso rapporto con il suo maestro a ritrovare grinta e vigore e ad allenare quell'unico polmone che diventa forte per due, permettendole con il tempo di eliminare anche la bomboletta per l'ossigeno.
Pochi giorni fa Bianca, a 22 anni, ha vinto a Lisbona la medaglia d'argento ai campionati europei di brazilian jiu jitsu, con un sorriso sulle labbra così largo da coprire tutta la sofferenza provata negli anni.
Il cancro sconvolge, cambia le regole, ti disorienta, non dà mai una certezza di guarigione, ma per vivere ogni giorno la propria vitra con passione forse le certezze non sono la cosa più importante...Domani è semplicemente un nuovo bellissimo giorno per tornare in palestra...❤️

                                          
   

3E SE IL TUO SOLITO AVVERSARIO DIVENTASSE IL TUO MIGLIOR

COMPAGNO DI SQUADRA?
 

In questi giorni si disputa, in Svizzera, la Laver Cup, un torneo di tennis che si gioca con due sole squadre: Europa da una parte, Resto del Mondo dall'altra. Tre giorni di partite, tra singoli e doppi, in cui alla fine chi vince è un gruppo e non un giocatore.

Ogni squdra è composta da 7 giocatori e un capitano. Il capitano per l'Europa è niente di meno che Bjorn Borg, e i sette giocatori sono compresi tra la posizione 2 e la 11 del ranking mondiale. Questo significa che i migliori giocatori internazionali che solitamente gareggiano l'uno contro l'altro per vincere il prestigioso torneo di turno, in questo caso giocano insieme per lo stesso obiettivo: vincere come squadra contro il Resto del Mondo. Eccola qui la squadra Europea: Rafael Nadal, Roger Federer, Dominic Thiem, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas, Fabio Fognini, Roberto Bautista Agut, 
dal n. 2 al n.11 del ranking internazionale: strepitoso!!!

A guardarli giocare sembra che non si siano mai divertiti tanto: l'energia e il divertimento la fanno da padrone, si consigliano (e si ascoltano) l'uno con l'altro, giocano e scherzano e fanno molto sul serio perchè volgiono contribuire al risultato, voglio che la squadra sia fiera di loro, vogliono usare il loro talento per il gruppo.
Questi vantaggi del lavoro di squadra cooperativo, sostengono ormai da diverso tempo le ricerche scientifiche, sono quelli che fanno tirare fuori il meglio da ciascuno: condivizione, senso di appartenenza, cooperazione.

Un soggetto che è fiero di appartenere ad un gruppo, che condivide con tutti gli obiettivi e le strategie e coopera per raggiungere al meglio lo scopo per cui si è creato, sarà un soggetto che non solo esprimerà le sue risorse con la migliore peak performance, ma lo farà con divertimento e piacere, emozioni positive che entreranno nel cervello come stimolanti della felicità e del benessere.

Chissà se anche nella vita quotidiana, cambiando punto di vista ed obiettivi, un "nemico" potrebbe trasformarsi nel nostro miglior compagno di squadra...
                                                                                     

 

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quando gestire con efficacia una difficoltà ci fa stare meglio ...

Smettiamo di spaventarci: lo stress, di suo,  non fa male...

Le ricerche sociali ci dicono che senza lo stress che ci attiva, saremmo destinati a lasciarci andare passivamente. La verità è che abbiamo proprio bisogno degli stimoli esterni che ci fornisce l’ambiente per attivarci, così da tirare fuori le nostre migliori risorse, trovare buone soluzioni e risolvere tensioni e problemi.
Allora come mai spesso ci sentiamo troppo sotto pressione, tesi, in allarme, insoddisfatti? Diamo la colpa al lavoro (troppo esigente), alla crisi (dilagante), ai figli (ingestibili), alle relazioni (insoddisfacenti)… La buona notizia è che non dipende dallo stress, che rappresenta semplicemente uno stimolo, una richiesta dell’ambiente in cui viviamo. Il motivo è invece da ricercare nella risposta che noi forniamo alla richiesta: ci stiamo adattando o no alle esigenze dell’ambiente?
Ecco come funziona il meccanismo: arriva uno stimolo (qualsiasi) dall’ambiente e il nostro compito è trovare una soluzione. Rispondiamo a quello stimolo secondo la nostra sensazione di essere capaci o meno di gestirlo. Ecco quindi che ciò che ci mette in difficoltà non è lo stimolo in sé, cioè il problema più o meno grosso che ci offre l’ambiente, ma la nostra personale sensazione di poterci far fronte. Tutto dipende dalla percezione di avere le risorse per superare o gestire l’ostacolo che l’ambiente ci fornisce.
Se siamo convinti di non riuscire a gestirlo, arriverà la nostra risposta negativa allo stimolo che darà luogo alla sensazione di ansia e tensione (Distress); se invece pensiamo di riuscire a gestirlo, arriverà la nostra risposta positiva allo stimolo che darà luogo alla sensazione di soddisfazione e orgoglio (Eustress).

Ecco quindi 4 COSE IMPORTANTI DA RICORDARE:

1) Non è lo stimolo il problema da gestire, ma la nostra risposta allo stimolo stesso, la quale misura la capacità di adattarci alle richieste dell’ambiente.

2) E’ cambiando la percezione di sè e delle proprie capacità che possiamo cambiare il corso degli eventi: l’ambiente ci mette alla prova è vero, ma se abbiamo imparato ad avere fiducia in noi, offriremo una risposta di adattamento all’ambiente che ci regalerà quel benessere che ci farà sentire sempre meglio e più capaci.

3) Le ricerche scientifiche ci ricordano che le nostre risorse mentali da cui dipendono queste risposte possono essere modificate e allenate con efficacia.

4) Lo stimolo stressante, se ben gestito (risposta positiva, ovvero Eustress), può addirittura farci stare meglio, fisicamente e mentalmente: alza il livello di autostima e di autoefficacia, stimola gli ormoni del piacere e ci distribuisce per tutto il corpo questa bella sensazione di benessere, nonostante le difficoltà e indipendentemente dal risultato.
         Non spaventiamoci quindi per le richieste che ci offre l’ambiente, perché possono addirittura farci stare meglio…
Il segreto è allenarci a dare le risposte giuste...



 
Matt Biondi
OTTIMISMO:
è lui che ti fa correre di più dopo una sconfitta

Alle Olimpiadi di Seul nel lontano 1988, dopo le prime due gare di nuoto del promettente atleta americano Matt Biondi, nessuno avrebbe puntato su di lui per le successive cinque gare. L’atleta di talento era stato selezionato e preparato con cura per ripetere ed eguagliare le prestazioni eccezionali di Mark Spitz alle Olimpiadi del 1972: vincere sette medaglie d’oro olimpiche in una stessa edizione. Ma Biondi, vuoi per la tensione, vuoi per le aspettative elevate, vuoi per i riflettori troppo luminosi puntati su di lui, ottenne un deludente terzo posto nella prima gara e perse malamente l’oro nella seconda, rilassandosi troppo nella fase finale.
Nessuno si risparmiò nel manifestare la propria delusione per le prestazioni di questa stella promettente del nuoto: i giornalisti si accanirono, gli americani disapprovarono, gli allenatori nascosero la delusione dentro il silenzio. Ma c’era un uomo tranquillo seduto sulla sua poltrona di casa, rilassato e assolutamente sicuro che Matt ce l’avrebbe fatta: avrebbe reagito al fallimento tirando fuori i suoi migliori risultati e vincendo le successive cinque gare d’oro olimpico. 
Quest’uomo era il Dottor Martin Seligman, inventore della teoria dell’impotenza appresa, futuro creatore del movimento di quella psicologia positiva che avrebbe rivoluzionato il concetto di benessere, felicità e resilienza tanto cari ai giorni nostri. Il Dottor Seligman era più che certo che l’atleta da lì in poi avrebbe dato i suoi migliori risultati perché Matt era stato allenato per reagire alla sconfitta e aveva dimostrato di possedere questa grande capacità. Il modo ottimistico con cui si spiegava le avversità gli permetteva di migliorare le proprie prestazioni dopo un fallimento. E Matt Biondi vinse le successive gare conquistando cinque ori olimpici, nonostante le condizioni psicologiche avverse, e i pochi tifosi rimasti.
Questo fu, per il Dottor Seligman ed il suo team, uno dei primi esperimenti che essi applicarono nel mondo sportivo e relativo all’importanza delle spiegazioni ottimistiche agli eventi negativi. Fu in grado di dimostrare, con tecniche statistiche e metodologie scientifiche, che l’ottimismo influenza il nostro rendimento e che mente ed emozioni possono essere allenate per darci migliori risultati e più benessere. La squadra di Seligman dimostrò, già nel lontano 1988, che gli atleti ottimisti tendono a migliorare le proprie prestazioni in situazioni di forte tensione e questo perché, rispetto ai pessimisti, si impegnano maggiormente ed hanno la capacità di riprendersi velocemente dalle sconfitte. Ma che cos’è l’ottimismo? E cosa determina il fatto di essere persone ottimiste o pessimiste?


 
image_172390fe-3b04-474a-9f9c-e9de94678a5620180803_145753PESSIMISTI O OTTIMISTI
si nasce o si dive nta?

Nel 1975 Seligman scoprì, grazie ad alcuni esperimenti, che il modo in cui ci spieghiamo gli eventi che ci accadono può determinare il nostro livello di prestazioni e il nostro impegno nell’ottenerle. Scoprì anche che pensare di non avere un controllo sugli eventi può portare ad un senso di impotenza che non ci fa reagire neanche quando potremmo fare qualcosa per cambiare la situazione. La percezione del controllo personale rappresenta quindi una condizione essenziale per agire sulla realtà e cambiare le situazioni in meglio. 
Il Dottor Seligman sperimentò che, una volta appreso di non avere un controllo, una persona può darsi per vinta e non provare più a cambiare la situazione, dando così un nome a quell’atteggiamento di sconfitta che può portare, nella peggiore delle ipotesi, verso i sintomi depressivi: stile pessimistico di spiegazione degli eventi. Chi tende a spiegarsi gli eventi negativi in modo pessimista tenderà a lasciare la partita, a non trovare nuove modalità risolutive del problema, a darsi per vinto, a peggiorare le proprie prestazioni. Al contrario, chi tende a spiegarsi gli eventi con ottimismo, percepirà le situazioni difficili sempre sotto il suo controllo, dando vita a tentativi nuovi di problem solving che salveranno la sua autostima, il suo autocontrollo, la sua efficacia nel mondo.
Non solo, scoprì anche che lo stile in cui ci spieghiamo gli eventi negativi dipende quasi completamente dall’apprendimento: non nasciamo ottimisti o pessimisti, ma per la maggior parte impariamo dai nostri modelli di vita come comportarci con gli eventi che ci capitano. Da quegli studi, Martin Seligman capì che, come il pessimismo impotente può essere appreso, così l’ottimismo può essere insegnato e le persone possono avere più potere nello scegliere il proprio modo di pensare, dando una speranza di vita migliore e di soddisfazione personale anche ai pessimisti. 
Questo non vuol dire che il pessimismo sia dannoso, anzi: un livello lieve ed utilizzato con saggezza ha una sua utilità. Ma quando il pessimismo paralizza il cervello prima ancora dei muscoli, ha inizio il nostro triste percorso verso una parziale felicità ed un parziale utilizzo delle nostre migliori risorse. Mentre se desideriamo avere pieno successo nella vita, dobbiamo iniziare ad allenare la nostra mente ed i nostri pensieri, perché essi decidono la nostra direzione e la nostra azione. 
                                                                                  
Alberto
Ricordando
Alberto...
 
Cade oggi l'anniversario della morte di Alberto Castagnetti, credo il più longevo C.T. della storia del nuoto. Per me è stato un maestro, non so se consapevole, io di sicuro l'ho compreso bene solo dopo..
Adoravo il clima che si respirava in quel particolare centro federale, mi apriva la mente come pochi ambienti sono riusciti a fare nella mia vita professionale. Assorbivo come una spugna perchè l'ambiente era pieno di risorse di altissimo livello, e il clima semplice favoriva l'apprendimento.
Alberto poi mi ha fatto sentire subito a mio agio in quella sua casa che era la piscina, e non ha mai detto di no alle mie numerose idee ed esperimenti.  Non conosco molti uomini di sport che avrebbero dimostrato la stessa fiducia ad una giovane psicologa nel mettere nelle sue mani i suoi atleti. Conservo questa dimostrazione di fiducia in un angolo ben protetto del mio cuore.
Ho imparato tanto in quegli anni di collaborazione, insegnato forse qualcosa, di sicuro mi sono divertita moltissimo, e ho lottato come una tigre nella convinzione delle mie passioni.
Condividere il lavoro professionale con lui, il suo staff e i suoi atleti è stato per me fonte di grande crescita professionale e personale, una di quelle cose che ti porti appresso per sempre perchè rappresentano la base su cui poggia poi tutto il resto.
Ma tra una risata e un discorso diretto, Alberto mi ha anche insegnato e spronato a stare a galla, nonostante il mare intorno fosse pieno di strani e grossi pesci, come spesso accade nella vita, e di questo porterò sempre un dolce ricordo nel mio cuore.  Grazie davvero.
Questa è una foto che ho scattato ad Alberto l'ultimo anno di collaborazione, in una giornata di luglio rovente come poche, qualche giorno prima che partisse per le Olimpiadi di Atene.
Micaela Deguidi, 12 ottobre 2017